Essere brave persone

Essere brave persone

giugno 20, 2018 0 Di Letizia

Essere brave persone non va più di moda, ben che ti vada vieni etichettato come “buonista” o “ingenuo”.

Oggi vale la legge del più furbo, del provocatore, di chi alza la voce e urla più forte degli altri. Non viviamo in una comunità ma in un assemblamento di egoismi. In cui, non solo ognuno pensa per se, ma è in guerra contro tutti.

Fondamentale è avere un nemico, l’idea che ci sia qualcuno che ci ruba le possibilità è la scusa perfetta per le nostre mancanze. Così facendo si può comodamente passare la vita a non alzare un dito per migliorare la propria condizione, incolpando oscuri complotti. Pretendendo a suon di : “mi devono dare”, “devo avere”. Senza considerare l’idea di rimboccarsi le maniche e darsi da fare.

E se non ci si muove per se stessi, figuriamoci se si fa qualcosa per gli altri. Il prossimo è un fastidio, un intralcio a dei diritti acquisiti per divina volontà.

La società moderna è senza morale e senza etica. Non crede più a nulla, non spera più in nulla. Condividere scemenze sui social e indignarsi per assurdità è il passatempo principale.

Non si può più criticare, dissentire, esprimere un’idea diversa, senza essere aggrediti in malo modo.

I professori vengono picchiati dai genitori, i bambini non hanno più regole. Vite umane passano in secondo piano rispetto ai “kanniolini”, a suon di : “gli animali sono meglio delle perzone”

Io ho due gatti che amo moltissimo, ma, big news, non sono persone. Sono gatti e non vanno umanizzati. Non ci si può indignare per un animale abbandonato e poi gioire per vite umane che annegano in mare, è profondamente sbagliato. Orrendo, immorale.

Sinceramente sono stufa. Stufa di tacere. Penso sia il momento di alzare la testa e di dire che le cose così non vanno bene. Che le altre persone vanno aiutate, che esistono dei valori come la solidarietà e la compassione. E non si tratta di essere ingenui e buonisti, si tratta di essere umani.

A casa dei miei nonni la tavola era aperta a tutti : dal barbone che viveva nei campi, amico di mio zio, ai primi “vu cumprà” che vagavano di casa in casa spaesati e infreddoliti. La mia famiglia non ha mai fatto distinzioni di razza, religione, politica, cultura o stato sociale. Se qualcuno ha bisogno lo aiutiamo. Punto. Perché è giusto così.

Perché siamo brave persone.