150 Anni di Piccole donne

luglio 5, 2018 2 Di Letizia

La prima cosa che mi viene in mente pensando a Piccole donne, sono i giochi di quand’ero bambina, in cui con le mie amiche ci assegnavamo i ruoli delle protagoniste del romanzo. Con grandi discussioni, soprattutto su chi dovesse interpretare Beth, dato che, ovviamente, nessuna voleva far la parte della moribonda.

Piccole donne è IL LIBRO dell’infanzia. Forse il primo romanzo che, all’età di 8/9 anni mi fece pensare seriamente a cosa volessi fare nella vita, o a che modello volessi ispirarmi.

Avendo una personalità piuttosto poliedrica, il confronto con  le sorelle March mi diede non pochi grattacapi.

A livello di affinità elettive, la scapestrata, ribelle e creativa Jo era la più simile a me. Che di certo non sono mai stata angelica come Beth o risoluta come Meg. Loro due tuttavia erano i veri esempi morali da seguire. Amy, svampita e superficiale, non era neppure da tenere in considerazione. Errore! Ad un rilettura tardiva del romanzo e del sequel, rivalutai completamente il personaggio di Amy. Che alla fine se ne va a Parigi, impalma il bel Laurie e diventa ricca.

Ed è questo il bello di Piccole donne, ti fa pensare. Ed è un libro che ha tutto, i buoni sentimenti certo. Ma anche temi di emancipazione femminile, d’indipendenza, di realizzazione personale.

Perché a parte, ovviamente, la povera Beth, le sorelle si realizzano ciascuna sulla base delle proprie inclinazioni.  Ed è attualissimo, benché siano passati cento cinquanta anni dalla sua prima pubblicazione. È un libro che tutte le bambine dovrebbero leggere e anche i maschietti, che magari così inizierebbero a capire qualcosa sul complesso universo femminile!

La Alcott è geniale e precorre i tempi con una scrittura semplice, pulita, bella. Penso che Piccole donne sia il capolavoro assoluto made in USA, al pari di Orgoglio e Pregiudizio in Inghilterra. E noi italiani? Beh noi abbiamo I promessi sposi, che per carità (tolto che al liceo me l’hanno fatto odiare a suon di analisi del periodo). Ma un romanzo, semplice, ben scritto, ancora attuale, del genere Alcott/Austen esiste nella nostra letteratura.

Secondo me no. Che ne pensate?